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Fintanto che ci si inchinerà veramente,
la Via del Buddha non si deteriorerà mai.
Dogen Zenji
UN PO’ DI
STORIA.....
La gestualità del Gasso e dell’inchinarsi è comune a tutte le sette
buddiste (Mahayana, Teravada, Zen) e a molte altre religioni
dell’Asia. La parola gassho significa letteralmente unire le mani e
la sua origine è conservata in una storia che risale all’origine del
buddismo.
All’inizio, Siddharta si dedicò con tutte le sue forze alla via del
Sannyas per raggiungere l’illuminazione.
I
Sannyasin sono coloro che rinunciano al mondo e al corpo per
dedicarsi alla ricerca dell’illuminazione praticando con austerità
l’abbandono dei sensi e dei bisogni materiali.
Gautama aveva seguito questa via per molti anni, ma senza ottenere
l’illuminazione. Aveva così deciso di intraprendere un altro
percorso: smise di frustrare il corpo e di negare i suoi bisogni, si
sedette sotto un grande albero e, rientrando in se stesso, cominciò
a meditare.
I
suoi compagni, delusi da questo comportamento, gli volsero le spalle
dicendo: “Gautama non è più uno di noi”, egli infatti aveva
cominciato a bere latte e fare il bagno, due cose proibite a coloro
che volevano intraprendere la via spirituale, e adesso sedeva quieto
sotto una pianta senza fare nulla.
Quando Shakyamuni il Buddha raggiunse l’illuminazione egli si
incontrò con cinque dei suoi vecchi compagni con i quali aveva
praticato per molti anni l’ascetismo e la dura disciplina
spirituale dei Sannyasin delle foreste.
La trasformazione del loro vecchio compagno e la personalità
raggiante e la serenità che traspariva da ogni suo gesto ed ogni
parola che pronunciava, colpì così profondamente i cinque asceti che
questi unirono spontaneamente il palmo delle mani e si inchinarono
in segno di profondo rispetto, non più al loro vecchio compagno
Gautama, ma al Buddha l’illuminato.
Buddha aveva raggiunto anuttara samyak sambodhi, la Suprema Grande
Illuminazione, la diretta e consapevole coscienza dell’unità di
tutte le cose e dell’universo, e a questo stato di coscienza supremo
i cinque sannyasin si stavano inchinando profondamente.
Il Buddha, subito dopo la realizzazione della Bodhi,
l’illuminazione, pronunciò queste parole “profonda meraviglia, tutte
le cose senzienti hanno la stessa (illuminata) natura”. Questo
significa che i cinque asceti, inchinandosi al Buddha, stavano
inchinandosi a loro stessi e a tutti gli esseri, riconoscendone la
natura unica e divina.
GASSHO
Gassho è una mudra (posizione rituale delle mani) che è legata al
cuore dell’illuminazione e per questo è considerata una delle più
importanti.
La posizione di Gasso esprime un’insieme di stati: rispetto,
attenzione, visione della realtà presente, unificazione.
L’unificazione delle polarità (destra-sinistra, passivo-attivo) che
avviene sull’asse centrale verticale che connette alto e basso
(cielo e terra) esprime il concetto di Una Mente, ovvero l’unità di
tutte le cose.
DUE FORME DI
GASSHO NELLO ZEN
GASSHO FORMALE
Il più formale dei Gassho ed il più comunemente usato nella pratica
quotidiana, quando si entra nello Zendo e quando ci si accinge a
sedere in Zazen, consiste nell’unire il palmo delle mani con le dita
dritte e non piegate.
I
gomiti sono fuori dell’asse del corpo anche se gli avambracci sono
quasi paralleli al terreno. Tra il naso e le mani c’è circa un pugno
di distanza, e la punta delle dita è all’altezza della punta del
naso.
Questo Gassho nella tradizione dello zen serve per determinare uno
stato di attenzione totale e di reverenza.
MUSHIN GASSHO: IL
GASSHO DELLA NON MENTE.
Questa forma di Gassho è usata comunemente per ringraziare un’altro
praticante o un’insegnante. Le mani sono unite, ma si lascia un po’
di spazio tra i palmi,mentre le dita continuano a toccarsi.
L’elevazione dei gomiti è molto inferiore rispetto alla precedente
forma descritta, gli avambracci devono essere a circa 45 gradi di
inclinazione rispetto al suolo.
Questo Gassho ha l’effetto di rendere il proprio stato di Samadhi
più profondo. Come in ogni altra forma, anche in questa si mantiene
lo sguardo a fuoco sulla sommità dei medi.
Nello Zen il punto centrale della pratica del Gassho, non importa di
quale forma si tratti, è la consapevolezza dell’unità con i Tre
Tesori: Il Buddha, Il Dharma e il Sangha.
I
Tre Tesori, lontano da essere solo degli oggetti esterni da
riverire, sono consapevolezze interne all’essere umano: tutto ciò
che incontriamo nel mondo è Dharma (la funzione illuminante di tutte
le cose) e la nostra unità con tutti gli esseri è Sangha (la pratica
ce ci accompagna ed è onnipresente).
Con questa consapevolezza noi diventiamo, o meglio torniamo ad
essere, uno con i Tre Tesori.
Dunque, unendo i palmi in Gassho, noi esprimiamo l’Assoluto, l’unità
che va oltre tutte le dicotomie: quando uniamo i palmi e i
inchiniamo non siamo più delle persone comuni, ma sono i Tre Tesori
che si uniscono e si riconoscono in tutte le cose. Se ci percepiamo
come “solo persone comuni” non riusciremo a determinare l’unità che
Gassho vuole rappresentare. Quando uniamo le mani noi unifichiamo
saggezza e samadhi, conoscenza e verità, illuminazione e
disillusione (ovvero la fine del sogno e dell’illusione).
ALTRE FORME DI GASSHO
Ci sono molte altre forme oltre quelle descritte: ne citiamo
solamente le più importanti:
GASSHO DEL LOTO (RENGE
GASSHO)
E’ identico a MUSHIN GASHO ma le dita sono
ancora più distese e i medi staccati di circa un centimetro e mezzo.
GASSHO
DEL DIAMANTE (KONGO GASSHO)
E’ anche chiamato il “Gassho dell’unità con tutte le cose” . E’ come
Mushin Gassho ma le dita sono tese e incrociate tra loro.
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