A.S.D.  
    Atemi

 

Sono le tecniche di percussione dei punti vitali del corpo umano e rappresentano uno dei caposaldi della disciplina aiki.

Il termine atemi infatti significa letteralmente “colpire il corpo” e come afferma il maestro  l’aikido è caratterizzato per buona parte da questa tecnica.

O sensei stesso descrisse l’essenza dell’arte in “irimi e atemi”, anche se moderne interpretazioni hanno sottovalutato tale aspetto della disciplina, cercando di favorire l’armonizzazione tecnica a discapito dell’incisività e a volte dell’efficacia.

Atemi viene utilizzato fondamentalmente per distrarre, disorientare e rompere il ritmo dell’avversario, ma può essere applicato anche in maniera più incisiva per far soccombere o addirittura uccidere l’aggressore.

E’ chiaramente non augurabile, ne conciliabile con i principi dell’aikido, un simile utilizzo di questa tecnica, si presenta però necessaria da parte del praticante, l’acquisizione della consapevolezza riguardo alle potenzialità di queste azioni.

La corretta applicazione delle tecniche di aikido, rende praticamente inutile la soppressione fisica dell’avversario, garantendo all’esecutore il massimo controllo del proprio aggressore, quindi l’atemi si può considerare come un’azione diversiva, (per quanto decisa possa essere), messa al servizio della riuscita della tecnica  stessa.

E’ da tener presente , e questo lo fa notare anche O sensei nei suoi scritti, che tutte le tecniche, special modo quelle di controllo, debbono essere anticipate e quindi preparate da un’azione di atemi, pena il fallimento dell’atto difensivo.

  I colpi possono essere portati con diversi distretti corporei, sicuramente i più utilizzati sono gli arti e le loro articolazioni.

La sola mano, aperta o chiusa a pugno, presenta varie modalità di impiego come arma di percussione.

Per la corta distanza trovano applicazione  colpi dati con il gomito, con la spalla ed anche con la testa.

L’arto inferiore possiede una potenza muscolare maggiore del superiore e la possibilità di coprire con la sua azione, una distanza relativamente più estesa.

Anche in questo caso la particolare anatomia dell’arto può essere sfruttata in modo abbastanza poliedrico, a seconda della situazione strategica che si presenta.

Per contro, rispetto ai colpi di braccio, quelli di gamba possiedono un rischio più elevato in merito alla propria applicazione, ciò dovuto al fatto che si è costretti a rimanere in equilibrio su di un piede durante l’esecuzione del colpo.

I colpi vengono portati con tutti i distretti del piede, dalla punta delle dita al tallone, lavorando con le anche in maniera diversificata a seconda del colpo da portare.

Da tener presente che la potenza dei colpi è proporzionale al tipo di lavoro che si compie con le anche, e che la potenza che ne scaturisce viene incanalata nell’arto, che andrà a colpire il bersaglio con la zona più acuta possibile.

In tal modo, ossia riducendo la zona d’impatto, si rende il colpo più devastante che non usando una superficie relativamente maggiore.

Ad una distanza ormai oltre la soglia critica, l’uso del ginocchio come arma è sicuramente tra i più incisivi e pericolosi in assoluto.

Tutte queste armi hanno come bersaglio dei particolari distretti anatomici detti KYUSHO o “punti vitali”, che possono essere identificati come zone e punti.

Tra i due, le zone si possono considerare le più accessibili, in quanto i punti si rifanno alla particolare dislocazione lungo meridiani energetici, studiata dalla medicina tradizionale orientale.

Lo studio di tali punti e delle conseguenze, terapeutiche o mortali, di una eventuale loro stimolazione, richiede una conoscenza profonda della medicina orientale, mentre le zone risultano più accessibili, anche in merito alla pericolosità degli effetti della loro percussione diretta.

In breve si può dire, che agendo sui punti si interviene sul flusso energetico dei meridiani modificandone la circolazione mentre, percuotendo le zone anatomiche, si va a ledere direttamente l’organo o il sistema interessato dal trauma.

Nel primo caso si possono verificare degli effetti ritardati, a seconda del meridiano coinvolto e dell’intensità dell’azione sui suoi punti, nel secondo invece l’effetto è praticamente immediato.

Le zone sono: la sommità del capo, la tempia, la mastoide, la cerniera atlanto-occipitale, la radice del naso, gli occhi, il solco naso-labiale, il mento, il laringe, il plesso carotideo, la settima vertebra cervicale, la base della gola, la cavità ascellare, il plesso solare, sopra e sotto il capezzolo, il fegato, la milza, il tanden, il centro della colonna dorsale e della lombare, il bordo mediale della scapola, i reni, l’inguine. Colpire questi bersagli può provocare la sincope o la morte dell’avversario.

 

 
 
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