|
Quella
che noi oggi conosciamo e pratichiamo sotto il nome di aikido o shiatsu
altro non è che l’estrapolazione e, mi si passi il termine, la
nipponizzazione di antiche metodiche asiatiche.
E’
indubbio che queste discipline prendano origine da un crogiuolo comune
identificabile nelle esperienze, nelle tradizioni e quindi nella cultura
dell’India e della Cina.
L’aikido
può essere considerato l’applicazione marziale del concetto aiki il quale,
in senso più ampio, è una strategia di vita mirante a risolvere la
conflittualità nella sua accezione più generale.
Il
termine significa via dell’unione delle energie e spiega la teoria
dominante di tutta la pratica di questa disciplina.
Teoria
che è anche alla base dell’applicazione shiatsu tradizionale, visto non
solo come metodo terapeutico fine a se stesso, ma come momento di
interazione e scambio energetico con l’altro.
Il
terreno comune è fornito dalle leggi che regolano tanto le basi della
medicina tradizionale orientale, quanto quelle della strategia militare.
Anche se
con procedure esteriori apparentemente diverse, entrambe le discipline
mirano alla conoscenza della propria individualità e ad una nuova
identificazione del rapporto con l’esterno.
L’aikido
come lo shiatsu opera con il corpo e attraverso il corpo permette al
praticante di sondare i propri limiti percettivi e caratteriali, ponendo
così le basi per un ulteriore lavoro su noi stessi.
Identificare il corpo come emanazione della coscienza è la peculiarità che
consente alla tecnica di lavorare su strati più profondi che non quelli
meramente fisici.
Viene
con se che tale tecnica dovrà avere qualità specifiche allo scopo che, nel
caso dell’aikido, potranno portare ad una vera e propria trasmutazione
degli intenti originari ai quali tale insegnamento si ispirava.
L’arte
di Ueshiba nasce come “marziale” ma alla fine del suo processo creativo lo
stesso fondatore arrivò a non considerarla più come tale, ma come un
metodo di educazione della persona nei confronti della propria
interiorità.
Anche se
le moderne tendenze vedono le varie scuole orientarsi e scindersi verso i
due opposti, ciò è da riferire più alla labilità della natura umana che
non alla concretezza degli intenti dell’arte.
L’attitudine marziale non è da considerare un aspetto contraddittorio
della didattica, bensì un connettivo senza il quale sarebbe impossibile
rendere l’applicazione pratica.
Lo
spirito guerriero nell’accezione più elevata del termine, quindi deve
permeare l’intero processo di apprendimento e delimitarlo con i principi
etici e morali che gli sono propri.
L’aikido
è una rappresentazione del rapporto che ognuno di noi ha con la realtà,
ciò tradotto nella pratica si manifesterà con modalità e conseguenze del
tutto diverse per ciascuno di noi.
Modalità
che potranno essere però di due tipi: concordi o discordi alle
sollecitazioni dell’esistenza.
Dico
potranno poiché la tendenza naturale della maggioranza delle persone
tenderà per la modalità discorde, altro non fosse che per un fatto di
paura istintiva.
Bene l’aikido
si propone di educare l’individuo a migliorare questo suo rapporto di
interazione con gli eventi e per far questo utilizza il terreno drammatico
dello scontro fisico, come indicato dai canoni dell’arte marziale.
Prendendo spunto da tale contesto, sviluppa al suo interno una nuova
metodologia di intervento mirante all’assecondare e a conciliare la nostra
azione di risposta a quella dell’evento esteriore.
Da
questa interazione, assolutamente non istintiva, ne deriva una migliore
proposta del nostro punto di vista se non una condivisione di quello
altrui.
Da
questo dialogo nasce l’azione di aikido, che è sempre tendente all’accordo
e mai al contrasto delle parti.
Il
corpo che si muove in modo diverso dall’usuale nello spazio circostante,
che tocca l’altro che interagisce con questi in modo oserei dire
scientifico, visto l’assoluta concretezza della relazione causa-effetto
nell’ambito dell’azione, determinano nell’allievo un cambiamento lento e
graduale della propria gestione corporea.
Cambiamento che col tempo inizierà ad avere delle risonanze importanti nel
proprio mondo interiore, facendoci trovare di fronte ad una nuova
gerarchia di valori alla quale prima non si era prestata attenzione.
Il rapporto con la propria e
altrui fisicità, rimane l’aspetto fondante dell’aikido che attraverso tale
linguaggio pone le basi per un contatto più profondo col prossimo ma
soprattutto con noi stessi.
Si impara a conoscere il proprio
corpo e come si comporta, partendo dalle azioni più semplici e quotidiane
fino a quelle più complesse e articolate proprie della struttura tecnica
dell’arte
|